IGIENE ORALE E PREVENZIONE

La salute del cavo orale è il fondamento sul quale si basa tutta l’odontoiatria.
L’igiene orale professionale ha un duplice scopo: eliminare la placca batterica e il tartaro ed insegnare quale sia la corretta igiene domiciliare, fondamentale per mantenere la bocca e i denti sani.

Durante la prima seduta, si sottopone al paziente una serie di domande:

  • con quale frequenza lava i denti?
  • quale tipo di dentifricio predilige?
  • quale tipo di spazzolino usa? Adopera il filo interdentale e/o il collutorio?

Successivamente, lo si istruisce per migliorare le manovre di igiene orale domiciliare, in modo da fornirgli le capacità necessarie per mantenere la sua bocca sana.


Ma una bocca sana non dipende solo dall’igiene orale, dipende molto anche dagli stili di vita, per esempio la dieta e il fumo. L’insieme di queste informazioni permette di pianificare una corretta strategia di richiami e controlli periodici personalizzati per ciascun paziente.


Una corretta igiene orale aiuta a prevenire le manifestazioni delle patologie orali più frequenti, quali la carie e la malattia parodontale.

Per la prevenzione della patologia cariosa, una delle più frequenti e delle più diffuse al mondo, si ricorre a diverse strategie:

  • sigillature;
  • calcolo del DMF-T;
  • correzione di abitudini alimentari scorrette.

I molari permanenti, causa la loro forma anatomica ricca di solchi profondi difficili da detergere, sono i denti che maggiormente vengono interessati dalle lesioni cariose. Il sigillante, un fluido resinoso, lo si utilizza per chiudere i solchi più profondi, rendendo così le superfici dei molari facilmente detergibili.


L’indice DMF-T è un indicatore di rischio (utilizzato da molti anni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) che consente di inquadrare il paziente e valutare qual è il suo rischio di sviluppare carie. Il calcolo del DMF-T dà la possibilità non solo di intervenire a più livelli, per esempio consigliando dentifrici e collutori più idonei (maggiormente ricchi in fluoro) e/o suggerendo dei cambiamenti nelle abitudini alimentari (purtroppo spesso trascurate o ritenute di poca rilevanza), ma anche di monitorare nel tempo l’evoluzione del rischio di sviluppare carie.

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